Anche il settore della comunicazione grafica ha una propria terminologia che nei meno avvezzi può suscitare curiosità ma anche un po’ di confusione.
In questo articolo vorrei provare a chiarire il significato di tre parole che, più o meno frequentemente, capita di sentir circolare anche tra il “grande pubblico” del mondo del lavoro: brand, identity e logo.
Con “brand” si fa riferimento al marchio di un’azienda nel senso più ampio possibile. Non si utilizza, dunque, per indicare la rappresentazione grafica di un’organizzazione, bensì per descrivere la percezione “emotiva” che il mercato di riferimento ha complessivamente di un determinato marchio.
Di conseguenza, “fare branding” significa, per un’impresa, mettere in atto una serie di azioni commerciali, promozionali e comunicative finalizzate alla costruzione dell’”immagine pubblica” desiderata.
Tecnicamente più vicine alla comunicazione grafica sono invece le locuzioni “identity” e “logo”.
La prima (“immagine coordinata”, in italiano) identifica l’insieme di tutte le “pubblicazioni” aziendali (biglietto da visita, carta intestata, fattura, sito web, brochure e quant’altro “parli” per e dell’impresa), quindi si può associare alla veste grafica complessiva che contribuisce alla formazione del brand.
Il “logo”, invece, è specificamente l’”icona” che punta a rappresentare graficamente e sinteticamente l’azienda (come, per esempio, la mela morsicata di Apple, il “baffo” di Nike… e, concedetemelo, la “D” fiammeggiante di D-lighter).
Chiarite le differenze terminologiche, è importante evidenziare la stretta relazione fra le tre cose: il logo è una componente fondamentale dell’identity che, a sua volta, è una componente fondamentale del brand. Da qui il valore della comunicazione grafica per un’azienda, piccola o grande che sia: fornire un contributo immediato e positivo alla percezione dell’impresa stessa da parte del mercato di riferimento.



























